Mappe e mediatori didattici per studenti e studentesse con DSA: la guida AID
Le mappe e gli altri mediatori didattici sono davvero delle “facilitazioni”?
La guida metodologica del Comitato Scuola dell’Associazione Italiana Dislessia ribalta questa idea: mappe concettuali, mentali e multimediali, schemi, tabelle, diagrammi, linee del tempo e glossari non semplificano i contenuti, ma ne modificano il formato di accesso, rendendo visibile la struttura del pensiero.
Per gli studenti e le studentesse con DSA sono strumenti del pensiero — in molti casi indispensabili — e non aiuti: come gli occhiali non facilitano la visione ma la rendono possibile.
Su questa metafora il documento costruisce un quadro che intreccia fondamenti scientifici — l’apprendimento significativo di Ausubel e Novak, l’Universal Design for Learning, le basi neurocognitive dei DSA — e riferimenti normativi (Legge 170/2010, D.M. 5669/2011, DPR 122/2009).
Il passaggio più rilevante per la scuola riguarda la valutazione. L’uso dei mediatori in verifica non è una “facilitazione indebita” e non può comportare voti inferiori: è un diritto. Il mediatore, inoltre, non si valuta — si valuta la competenza disciplinare dello studente e della studentessa — e non è soggetto ad approvazione preventiva del docente, perché la sede del dialogo su modalità e condizioni d’uso è il Piano Didattico Personalizzato.
La guida offre così a docenti e istituzioni un repertorio ordinato degli strumenti e criteri chiari di scelta e d’uso, ricollocando i mediatori dove la ricerca e la normativa li collocano: non concessioni rivolte ad alcuni, ma buone pratiche che, diffuse nell’intera classe, riducono lo stigma e migliorano l’apprendimento di tutti e di tutte.
La guida metodologica “Mappe e altri mediatori didattici per studenti con DSA”, elaborata dal Comitato Scuola dell’Associazione Italiana Dislessia, accompagna docenti, famiglie, studenti e studentesse nella comprensione e nell’uso consapevole degli strumenti compensativi visivi.
Il documento descrive le diverse tipologie di mediatori — dalle mappe concettuali e mentali a quelle multimediali, fino a schemi, tabelle, diagrammi di flusso, linee del tempo, glossari e strumenti digitali, con un’apertura all’intelligenza artificiale — analizzandone funzioni, contesti d’uso e caratteristiche ottimali in rapporto al profilo neurocognitivo degli studenti e delle studentesse con DSA.
Ne emerge una prospettiva netta: i mediatori non sono “aiuti” da concedere, ma diritti normativamente tutelati e buone pratiche di apprendimento per l’intera classe, da valorizzare lungo tutto il percorso formativo, dalla scuola all’università.